Matt Lamb e le maschere del carnevale di Venecia

 

                 Prof. Dr. Enrique Mallen.           

  

 Una mostra realizzata nel 1996 dall´universitá di California e il Berkeley Art Museum sotto il nome “ Le maschere di Vinezia : Maschere , Teatro e Identità nell’arte del Tiepolo e il suo tempo”,  esplorò la mascheratura, l’ intriga, e il ruolo giocato a La Sereníssima, la Serena Reppubblica di Venezia nel secolo XVIII. (1).  Presentata in coincidenza per il trecento aniversario della nascita di Gianbattista  Tiepolo , il genio artistico foriero della sua generazione, l’ avvenimento descriveva le maschere come una metafora per il trasvestimento e la liberazione necesaria nella rigida e controlata natura della società veneziana fino al fine dei suoi giorni in mano di Napoleone. La maschera come lo strumento di libertà, si presenta anche in forma speciale nel lavoro dell’artista irlandese- americano Matt Lamb.

I personaggi appaiono e scompariscono nelle sue composizione in un gioco costante di auto-differenziazione e fusione comunitaria. Come ha detto la crittica Athena Schina  “ Il tempo inquina, altera e trasforma le condizioni nella quale gli esseri e le correnti della vita emergono e spaiono mentre la verità vivente è involta per il mito  e il realismo con la visione allusiva, enigmatica e di maniera iperrealista (2). Allo stesso modo il maestro del secolo XVIII  con la sua elegante linea e straordinario potere immaginativo, ha portato avanti un  arte che ha colpito profondamente nel teatro, illusione fantasia e comedia. Le pitture di Tiepolo svelavano particolarmente una società  veneziana profondamente impegnata con le maschere . Già nel secolo XIV , Il Petrarca , anche italiano, lodò Venezia come un fantastico “altro mondo”. Data la sua straordinaria situazione con cento d´isole in una laguna costiera. Venezia è ancora , una delle città più importanti dell´Europa. A diferenza delle altre città notevoli dell’Italia, Venezia è una città medioevale più che antica. La sua eredità non è tanto della Roma clássica  ma dell’  Este bizantino,  con lo quale ha mantenuto associazioni  comerciali e politiche di lunga durata.

 Le maschere  usate durante il carnevale di Venezia derivano primariamente delle uttillizate nella  tradizionale  Comedia dell´arte, la comedia italiana d’ improvvisa-  zione che rappresentava personaggi classici. Come il carnevale  ha preso prestato dalla scena l’ idea delle maschere, queste si tornarono rivelatrici e nasconditrici . Essere inmascherato rimpiazza il senzo di chi sei, per quello di come ti comporti, permettendo a chi la usa di attuare, di forme che sarebbero inapropiate senza essa.

Il ruolo liberatore della maschera è allo stesso tempo, giocoso, misterioso e qualche volta siniestro. Insieme  ai personaggi umoristici di Pulcinella rappresentati tan vastamente nella Comedia dell’arte anche alcune maschere si mesero in relazione con tipi di comportamenti  irraggionevoli.

Allo stesso modo le figure di Matt lamb ( seguendo le valorizzazioni di  Donald Kuspit) sembrano “ aver fatto la pace con la sua follìa, sentendosi a piacere anche essendo  pazze (3).  Carol Damián arriva   alla stessa conclusione , quando asicura “ come Lamb trascende il medio fisico e forse intenta ricreare una forma artística personale con un alta spiritualità propria, lui è risolto a rivelare le grandi sensibilità, tesare le pasioni che abitano aldilà della sfera della raggione (4).

Del pari, c’è in tutti e due artisti del secolo XVIII e XXI, “ un sentimento generale dell’assurdo della vita moderna.... un sentimento di essere solo e forte, avido  in una folla che non ha empatia con la sua esistenza.

En Lamb vediamo una e altra volta, gente che ha perso la sua propria identità, diventando l’ andarivieni  propriamente(5).

Potremmo dire lo stesso dei personaggi che si incontrano  nelle composizioni del Tiepolo.  Da circa 800 anni fa, Venezia gode una posizione di superiorità senza rivali. Considerata d’ un origine diverso dai suoi cugini europei. La reppubblica di Venezia era senza  discusione il più stravagante,  il  più bello stato del continente. A diferenza della maggioranza delle nazioni europee omologhe, ogni cittadino a Venezia, godeva di un alto livello di vita. Nonostante questi erano solo un componente del gran apparecchio culturale – economico che era la Reppubblica.

Venezia era nelle arti visuali straordinaria e separata dal resto dell’ Italia.

Ai primi del secolo XVII, “quattro scuole”, o tradizioni regionali erano riconosciute nella pittura italiana. Prima di tutto  la Toscana o Fiorentina, la Romana,  la Lombarda, e la Veneziana. Quello che più si distingueva delle quattro era che la veneziana era unita direttamente con la pittura delle altre regioni della penisola ed era veramente italiana confrontandola con la pittura di altre cime. Anche se si esiste un gran varietà di stili fra diversi artisti veneziani, già verso la metà del secolo XVI, le qualità basiche e fondamentali delle altre scuole  se avevano articolato chiaramente.

Nella pittura veneziana occorrono cambi significativi lungo dei suoi due periodi di maggiore splendore (circa del secolo XVI fino al XVIII, ma una forte aprossimazione molte volte cosciente da parte degli artisti, unisce a quest’ ultima generazione d’artisti come Sebastiano Ricci (1659-1754), ( Giovanni Battista Tiepolo (1696-1770), e Francesco Guardi (1712-1793), con i maestri del Rinascimento veneziano specialmente con Tiziano ( 1488/90-1576), Jacopo Bassano  (c. 1519/15-1592, Tintoretto (1519-1594) e Il Veronese ( 1528- 1588).

 Questi sono i nomi leggendari dell’epoca d’oro dell’ arte veneziano. I veneziani furono i primi e perfezzionarono l’arte di dipingere con il preggiato mezzo dell’oleo sulla tela. Approfitarono la versatilità di questo medio, facendo lavori splendenti con raggianti colori. Vedere le sue pitture é  vedere la sotile luce e colore della Venezia, la Venezia di quattrocento anni prima . “ I veneziani sono celebri per il maneggio e belleza dei suoi colori “ dice George  Keyes nella recente essibizione d’arte veneziano reallizzata al Istituto d’ arte di Detroit “in confronto con la importanza data alla linea da Michelangelo o Raffaello, i pittori veneziani risaltavano le forme e i  modelli”. Lo stesso si può applicare al pittore irlandese- americano “ Non preparato ne formale ne academicamente nelle destrezze del disegno, colore o illusione. Lamb adopera forme figurative costruzioni composte e l’uso del colore che non sono ne limpidi, ne raffinati” d’ accordo  con Michal An Carley (6).

 Georges Keyes risalta  che le pitture veneziane possono essere caratterizzate como edonistiche “ L’ intenzione della sua pittura era dilettare”.Un interesse uguale nelle qualità piacevoli e sensuali dei medi è anche evidente a Matt Lamb. Carol Demian fa notare gli straordinari effetti che diventano della interazione ossessiva ( di Lamb)con il soggetto e la sostanza...

Ogni lavoro è la trasformazione della sostanza che produce una metamorfosi del mondo fisico, da organico a inorgánico, da umano a pianta e il ritorno all’ umano, reale o imaginario”(7). L’edonismo c’ era pure la base del carnevale di Venezia, che ha preso la sua forma generale nella seconda metá del secolo XIII, collegando forme popolari con scopi politici come una  forma d’ unificare la  popolazione.   L’ uso di maschere durante la vita della Reppubblica de Venezia rimane come una delle prattiche più eccentriche dell’ umanità.

 In realtà,  le maschere furono uttillizate per diverse culture intorno al mondo per mille d’anni, forze, mai con tan fervente pompa come a Venezia. Con un grado di benessere sociale mai ugualato, i cittadini di Venezia svilupparono una cultura unica , dove l’ occultamento della identità nella vita quotidiana prendeva una gran importanza nella attivitá  di ogni giorno.

Le maschere servivevano a un importante fine sociale, quello di permettere a ogni cittadino l’ugualtà nel campo di gioco. Ma come il risultato dell’ occultamento dell’ identità, la gente si incontrava a se stessa prendendo vantaggi di questa situazione. La società diventò  più e più  in decadenza. L’ inmensa quantità di viaggiatori che transitavano per la città, dava a intendere che la promisquità sessuale era una cosa accettata e comune. La reppubblica è caduta verso uno stato di lusso e indolenza e decadenza morale. Eventualmente l’uso delle maschere nella vita di ogni giorno fu proscritta e limitata a qualche mesi dell’ anno. Anche così la maschera è restata como il maggior simbolo di una situazione paradossale ove quello veneziano si è trasformato in altro dove celebrazione fu lamento e dove la verità fu allo stesso tempo nascosta e rivelata.

Di forma uguale , “ con un senzo di giudizio e umore, con un grado regolare d’ ironia e crittica, Lamb dipende dai suoi personaggi per trarre al mondo suo fuori dal Kaos fisico e portarlo alla luce di una nuova realtà spirituale (8).

 L’ impronta del carnevale era letteralmente la maschera, un termino che anche si puó attrubuire all’ oggetto come a quello che la uttillizava, dando fede fino allo più  profondo l’ identificazione dell’ individuo con il travestimento.

Come abbiamo detto prima le maschere del carnevale vengono direttamente delle maschere usate nel palcoscenico della tradizionale comedia dell’arte , e un po’ distante di quelle uttillizate nelle società tradizionali e condividendo con queste ultime, qualche caratteristiche basiche. Che si credono universali nella prattica del inmascheramento: simoltaneamente un atto di simulazione o imitazione e travestimento puó  essere allienante e trasportatore intoxicante o liberatore.(9).

Essere inmascherato privilegia al portatore prottegendo la soggetività e privatizzando l’ identità individuale. Sposta il senso di chi si è  al di come si comporta. Il festival carnavalesco era per l’ uso di maschere secondo Caillois “ un interregno di vertigine effervescenza e fluidezza dove tutto quello che simboleggia l’ordine universale diventa abolito in forma temporale per pòi poter emergere. Questi festival erano, como l’arte in sé , fondamentalmente una forma de smascherare, rivelare la verità, pura , nascosta tra un velo de falsa e arbitraria informazione (10). L’ uso di maschere quindi possono servire per rinvigorire, rinnovare e caricare la società e l’ individuo. Dello stesso modo Fiedrich Kasten dice che “ le figure di Lamb si distinguono sul disordine di  colori soltanto per poi  ritrarsi in esso  o per ritornare da essi  rifiorite (11).

 Si credeva che la più notevole delle maschere veneziane era la nera, asociata con intrighe amorevole e misteriosi complots contro i poteri che prevalevano.

Un’ altra volta, riferendo a Caillois, questo tipo di maschera, rende libero a chi la porta, delle restrizioni della societá”.

In un mondo dove le relazioni sessuali sono sottoposte a tanti tabú. La maschera nera ... tradizionalmente rapprresentava la esigenza e tante volte l’annunciata decisione di  violare questi tabú. (12). L’ uso di maschere nel Carnevale   divento allora in una ricerca di liberazione, ed anche per una compensazione alla decenza e prudenza che si giudicava necesaria durante il resto dell’anno. Nel caso di Venezia, che ancora nel secolo XVIII era una città incondizionalmente cattolica, dove una gran parte dell’ arte pubblico giocava un ruolo religioso, l’ effetto delle maschere per fornire una liberazione dei codici morali dominanti, é dovuto essere di considerévole importanza.

Friedrick Kasten dice che il mondo di Lamb solo può essere interpretato come  “ il mondo dietro lo specchio, il mondo dell’illusione e allucinazioni divine. Che ci invitano a sciogliere i laci della raggionalità e le considerazioni quotidiane (13). La funzione delle sue maschere è quella di rendere libero lo individuale costringendo a lui o lei a proiettare la sua identità personale  in un tutto universale rappresentato dall’ altro”.

Forse la più difusa maschera nel carnevale veneziano, come un oggetto con il quale identifica a chi la porta era la Bautta, composta per maschera, cappa nera di seta e un cappello a tricorno che raffigurava il festival. La Bautta,, il cui nome si crede che viene dal grido bau- bau , usato per spaventare ai bimbi, era riservata per i membri più afortunati della società  nobili e una parte della classe media. Parte della sua funzione era la di permettere ai suoi portatori di percorrere per la agitata città senza essere disturbati. Allo stesso modo l’ usare la Bautta nei luoghi pugglici, aveva l’ effetto di verificare l’ostentazione di lussi eccesivi , accesori, cosa che era una preocupazione in crescita alla Venezia di lo buono e quello grande mentre la divisione fra i ricchi e poveri era ogni volta più notevole mentre la rivoluzione veniva approdando l’Europa. L’ uso della Bautta era regolato fortemente. Le donne dovevano usarla al teatro e nobili ed anche gli stranieri erano costretti a indossarsela nelle cerimonie piú ufficiali. Questo portò al cuore dell città una certa “ non pertenenza” come si quello che la usasse, fosse  trasferito a un’ altra terra dove era sconosciuto.

L’ arte di Matt Lamb ha lo stesso propósito “ L’ artista abbandona le strutture vere, si allontana delle rutine quotidiane per addentrarsi a un nuovo regno di sperienze. Costruisce isole liriche in un mare prosaico, o entra in giardini di fantasie. Con lo quale si scopre che le sue pitture parlano. Sono il giornale di un esploratore dipinto nel regno dell’ immaginazione(14).

 Altre due maschere del Carnevale parlavano della relazione fra i generi nel mondo dominato dall’ uomo, alla Venezia del secolo XVIII. La prima di  queste è la Gnaghe , una maschera usata per gli uomini per parodiare alle donne. Anzi, chi la usava  doveva doperare una voce acuta per imitare le voci stereotipate delle femmine.

Piú  revelatrice  forze è la Moretta, una maschera ovale nera uttillizzata soltanto per le donne.Qualcosa che ci dice molto sulla Moretta era che non aveva laci, si indossava con un bottone, sistemato fra i denti di chi la portava. Il parlare stava impossibilitato. L’ elemento visuale era l’unico mezzo di comunicazione. Anche  questo si attribuisce a Matt Lamb, come sugerisce Athena Schina, “ ogni immagine è una silaba e ogni sillaba è un laccio di relazione che unisce contraddizioni in un nodo, però anche le diversifica orgánicamente mostrando alla superficie una trama come una sorte di narrativa composta.di elementi realisti, surrealisti e espresionisti come un sedimento trasformato, dove prendono un aspetto revelatore”. (15) Come apunta la stessa auttrice, quest’ altra forma di narrativa lascia” traccie e segni, generazione di movimenti ritmici e vibrazioni plastiche che mettono le sue cariche al colore della tela “ (16)

Vorrei argomentare che essiste un forte collegamento fra i simboli di comunicazione delle maschere del Carnevale e la conosciuta disposizione veneziana verso un progresivo scioglimento delle forme in colori e luce. Il vincolo fra i due può trovarsi nel forte desiderio per il mistero e l’ equivoco che giace in ambedue.

Dal principio del secolo XVI , i veneziani  evitarono l’ uso di nitide e precise tracciature in favore d’ altre  piuttosto  morbidi, con un maggiore effetto atmosférico e crearono composioni in base più al colore che alla linea. I colori veneziani non erano più brillanti o diversi di quelli usati per gli artisti fiorentini. Contrariamente nell’ arte veneciano , gli arrangiamenti di colore, i suoi toni e la qualità tattile della pittura in se stessa erano più una parte fondamentale della immagine che un abbellimento di un disegno.

Il Tiziano ( Tiziano Vecello) fu il primo a stabilire l’ oleo sulla tela come il mezzo tipico , lasciando perdere cosí  i pannelli di legno. Il vantaggio delle sue emulsioni oleose era nelle sue trasparenze e profondità di colore. L’ artista aquistava maestria nell’ uso delle velature producendo effetti luminosi dal riflesso dei colori, messi a cappa interiori che si mostravano attraverso il colore più scuro dipinto leggermente sopra essi. Il suo amore alla luce proveniva dal suo maestro Giovanni Bellini, chi fú anche maestro di Giorgione ( Giogio di Castelfranco c. 1479-1510) in una nuova e altamente lirica forma  di creare  l’ uso della luce. Le  luci sono soavi delicate e brumose e sono uttillizzate per creare un’ atmosfera piú che definire chiaramente gli oggetti nella scena. Giorgione consapevolmentte si ricusava a far i primi disegni, preferendo comporre direttamente sulla tela, lui sentiva che questo lo portava a dare una gran atmosfera ed effetti di colore piú vibranti. Con il passo del secolo XVI , si fece piú evidente la pennellata visibile negli artisti veneziani trapassando i contorni, facendo più viva la superficie della pittura e imbrunendo dettagli meno importanti. Come primo soporte nella pittura veneciana la tela rustica rimpiazzò ai pannelli soavi di legno.

La trama della tela esagera ancor di più gli effetti del dipinto. Nello stesso modo l’ enfasi messo  alla pittura sopra una superficie con tesitura , ed i brillanti effetti di luce e colore le danno una qualitá sensuale che suggerisce la importanza decorativa alla pittura veneziana. Se i pittori clasici del centro d’ Italia erano raggiunti alla nuova armonia completa dentro i suoi quadri mediante un disegno perfetto e una composizione bilanciata. Allora era naturale che i pittori veneziani continuassero i passi di Giovanni Bellini chi faceva un uso tan giocoso del colore e la luce per giungere  alla  unificazione delle sue pitture. Fu in questa sfera che il pittore Giogione he ottenuto i risultati piú rivoluzionari. Nonostante le figure non sono disegnate con cura, e la composizione è poco artística, , l¨immagine è chiaramente mescolata come un tutto semplicemente mediante la luminositá e l’aria che invade tutto. É  lí  per proprio diritto, come vero tema della pittura. Da ora in più , la pittura non sarà soltanto disegno e colore. Sarà  un arte con le sue proprie leggi segrete e risorse legitime.

 L’ amore del medio in se stesso è ovvio a Matt Lamb. Mary  Towley Swanson  ha scritto che “ l’ artista ammira la forma nella quale il colore dell’ acquarello (gouache) diventa più intenso quando l’ oleo sotto il mezzo rapprende e spinge sú o come l’ oleo di lino, generosamente mischiato con i pigmenti permette a ognuno dei mezzi mischiarsi ritenendo le sue qualitá coloristiche speciali “(17).  Questo anche appartiene a Tiziano, continuando i passi di Giogione, il pittore veneziano  del secolo XVI si è considerato il formatore  della coloristica e tradizione pittorica veneziana . nei suoi ultimi lavori le forme cominciarono  gradualmente a perdere solidità. Sciogliendosi in  tessiture pittoriche sfumate e vibranti pennellate, mentre il colore si torna piú intenso, facendo che l’ universo sembrasse al punto della desintegrazione come una fiamma. Nella maturitá della sua pittura, Tiziano uttillizó questo stilo smaterializzato per sprimere uno stato del essere che trascende lo fisico. Il suo lavoro alterò in forma permanente lo svolgimento della pittura europea, portò un’ alternativa della stessa forza e attrazione che la lineale e sculturale tradizione fiorentina che aveva capiscuola Michelangelo e Raffaello.

 Gli ultimi maestri in questa fase della scuola veneziana  - Jacopo  Tintoretto ( Jacopo Robusti)  e Paolo Veronese ( Paolo  Caliari ) , furono fortemente agiti da Tiziano. Il Veronese s’ interessò di più nell’ uso dramatico della luce di Tiziano e la rappresentazione de forte  emozini. Tintoretto  anelò a unire l ‘invenzione coloristica di Tiziano con le grandiose figure di Michelangelo. Le sue pennellate sono brusche e spezzate. Questa técnica non ortodossa portò la censura dei suoi contemporanei , però generazioni posteriori riconoscerono che questo innalzaba il drama e la tensione. Fece l’ uso delle fugaci diagonali e lo scorcio (foreshortening), popolare fra i pittori manieristi , però giungiò a questi elementi l’ amore veneziano  verso la luce come un mezo per definire la forma e alzare il senso dramatico. D’ altra parte , il Veronere è riconosciuto per la sua ricchezza del colorito e l’ intessitrura  composta che imparò da Tiziano, e uttillizzò in grandi dipinti piene di figure.

 Come abbiamo notato prima, L’último periodo significativo dell´arte veneziano occorre nel secolo XVIII, tempo nel quale sorsero tanti pittori di qualità che acquistarono riconoscimento internzionale : Canaletto, Giovanni Battista, Tiepolo, Francesco Guardi.

Con un sipario in fondo di tramonto político- economico, il secolo XVIII, arrivò a rappresentare per la storia di Venezia  uno straordinario fiorire in ritardo nell’ arte, non ugualato dall’ epoca del Rinascimento. Tornando all’ ultimo pittore di figure veneziano , con il quale abbiamo cominciato il saggio, Tiepolo fu uno dei più grandi artisti dello stilo Rococo. Il suo stilo caratteristico mostra numerose figure attive a vividi colori pastello, disposti traverso gli spazi aerei. Il crittico Robert Hughes descrive il lavoro di Tiepolo come “ pieno di apazi che si alzano e girano, trasparenze e deliziosi colori setosi , un posto dedicato alla immaginazione e pieno di personaggi storici idealizzati , mito e fiaba “. Anche lo storiatore d’ arte Paul Holberton osserva che Tiepolo “ poteva temperare la gracile ed operesca positura tipica del Rococó con un grandeza Olimpica “.

 Forse la caratteristica più ovvia che sorge da guardare qualche delle serie di Tiepolo, è la vasta reapparizioni di motivi e figure da un quadro all’ altro e da una serie alla seguente. Anche il fatto che nessuna delle serie ha una narrativa esplicita o implícita. Uomini saggi fermati, vestiti con abiti orientali, cani scarni, giovanni soldati, urne decorate con  motivi di maschere, questi sono i ritornelli che dominano in tante delle sue acqueforti. Questi motivi possono travarsi nella sua genesi, nei disegni dell’ artista dove i lavori conosciuti come  “ Solefigure vestite”,  le figure vestite o fermate mostrano lo stesso tipo di viso, per una parte orientale, per l’ altra zingara , che appaiono , una e altra volta nei suoi quadri. Il saggio specialmente presenta un fronte ambiguo o impassibile che insieme con altre figure possede un certa apparenza di maschera come i clasici personaggi nel palcoscenico della comedia. Al combinare i suoi personaggi clasici, Tiepolo, risveglia quello che si ha descritto come “ i contrastanti però complementari temi della vita e la morte, gioventù , vecchiezza, istinti primitivi e saggiezza  antica”.

Nel caso di Lamb “ l’ artista vuole esprimere profondi messaggi spirituali di agonia e speranza, morte e resurrezione... I suoi temi mettono in foco la vita e la morte ed anche il viaggio spirituale dell’ uomo fra questi puntini : i suoi messaggi ottimisti di rinascimento e risurrezione sprimono la necesitá di trascendere i limiti della essistenza umana “ ( 18). Come appunta  Carol Damián, “ Gremiti  dentro il suo proprio mondo imaginario le figure di Lamb hanno visi che sembrano maschere e una stranna  e imcompleta presenza corporale” (19). Per tutti e due pittori, uno nel secolo XVIII e l’ altro nel secolo XXI , l’ arte riflessa un’ atitudine particolare sulla creazione, sull’ illusione , fantasia e gioco e molto definito sulla determinazione della sua propria identità attraverso l’ universalitá della  maschera